10 regole per evitare lo stupro rivolte alle uniche persone che possono evitarlo: gli uomini

Quando si parla di violenza di genere, il focus è sempre centrato sulle donne.
Quello che le donne dovrebbero fare o non fare, il modo in cui le donne dovrebbero vestirsi o non vestirsi, i luoghi che le donne dovrebbero o non dovrebbero frequentare, gli orari in cui dovrebbero o non dovrebbero uscire di casa, soprattutto da sole, per evitare di essere stuprate.

In alto: braccialetto anti-stupro dotato di un localizzatore GPS In bass: smalto anti-stupro che cambia colore se si ingerisce la cosiddetta droga dello stupro A destra: spray anti-aggresione al peperoncino

In alto: braccialetto anti-stupro dotato di un localizzatore GPS
In basso: smalto anti-stupro che cambia colore se si ingerisce la cosiddetta ‘droga dello stupro’
A destra: spray anti-aggresione al peperoncino

Su internet, su giornali e riviste, sui social media, su volantini e dépliant, in forma di liste, di video, di consigli, eccetera, abbondano istruzioni, rivolte alle donne e a loro uso e consumo, su come evitare di subire violenza.

Tra i più comuni ci sono le classiche raccomandazioni che vanno dall’ “evitare di frequentare luoghi isolati” al “non camminare per strada da sola di notte”. Si possono trovare anche indicazioni, piuttosto discutibili, che sembrano suggerire una responsabilità della donna se viene stuprata, come “evitare abbigliamento, trucco e atteggiamento ‘provocatorio’” e “evitare di indossare vestiti facili da togliere”.

Non mi dilungherò oltre su quanto ridicoli siano alcuni di questi ‘consigli’ (soprattutto l’ultimo), ma vorrei sottolineare il pericolo di tali suggestioni: implicare che la donna sia responsabile dello stupro che subisce, o evocare qualsiasi grado di biasimo per la vittima, può facilmente sfociare e giustificare accuse e recriminazioni quali “se l’è andata a cercare”.

decalogo antistupro romaEppure, nonostante le innumerevoli volte e gli svariati modi in cui alle donne viene detto di non uscire di casa da sole, di rimanere sobrie, di evitare gli sconosciuti, di vestirsi in modo ‘conservatore’ (qualunque cosa voglia dire), le donne vengono stuprate. Che dicano “no” o meno, che oppongano resistenza o che non siano nelle condizioni per farlo, le donne vengono stuprate.

Questo accade non perché la violenza non possa essere evitata, al contrario, ma perché questi ‘consigli’ si rivolgono alle persone sbagliate. Le donne non possono evitare lo stupro. Non esiste vestito o atteggiamento che le donne possano adottare per tutelarsi da aggressioni. Le uniche persone che possono evitare lo stupro sono gli uomini.

Lo dicono le associazioni e le organizzazioni che lavorano quotidianamente contro la violenza sulle donne, dopo anni di esperienza sul campo a contatto sia con le vittime che con i perpetratori. “Se sei stata vittima di uno stupro…non hai bisogno di consigli per evitare lo stupro.” Scrive la Washington State Coalition against domestic violence “È lo stupratore e la cultura attorno a noi che giustifica, favorisce e guarda dall’altra parte che dobbiamo cambiare”.

A questo scopo diffondono una lista di 10 consigli per evitare lo stupro che rovescia la prospettiva delle classiche liste rivolte alle donne e si rivolge agli uomini.

10 rape prevention tips

   DIECI REGOLE PER EVITARE LO STUPRO

1. Non mettere droga nei bicchieri delle donne.
2. Quando vedi una donna camminare da sola, lasciala stare.
3. Se accosti per aiutare una donna che ha la macchina in panne, ricordati di non stuprarla.
4. Se ti trovi in un ascensore e una donna entra, non stuprarla.
5. Quando trovi una donna addormentata, la cosa più sicura da fare è non stuprarla.
6. Mai intrufolarti in casa di una donna attraverso una porta o una finestra aperta, o balzarle addosso tra le auto parcheggiate, o stuprarla.
7. Ricorda, le persone vanno in lavanderia per fare il bucato. Non cercare di molestare qualcuno che è da solo/a in lavanderia.
8. Ricorri agli amici! Se ti riesce difficile trattenerti dallo stuprare una donna, chiedi a un amici fidato di accompagnarti in ogni momento.
9. Porta con te un fischietto dello stupro. Se pensi di essere sul punto di stuprare qualcuno, soffia nel fischietto finché qualcuno non arriva a fermarti.
10. Non dimenticare: l’onestà è la miglior politica. Quando chiedi a una donna di uscire, non fare finta di essere interessato a lei come persona; dille chiaramente che intendi stuprarla più tardi. Se non comunichi le tue intenzioni, la donna potrebbe interpretarlo come un segno che non hai intenzione di violentarla.

stopsignLa lista ha cominciato a essere diffusa dal 2011, inizialmente solo via e-mail, come parte di una campagna di sensibilizzazione rivolta agli uomini e intitolata: “fifty ways to prevent yourself from being a rapist” (50 modi per evitare di diventare uno stupratore). In seguito è stata pubblicata su alcuni blog di attivisti/e per i diritti delle donne e persino da attivisti/e per i diritti degli uomini. Entrambi i gruppi hanno accompagnato la lista con il commento: se questi consigli fossero seguiti alla lettera, lo stupro verrebbe debellato.

sarah silvermanIn seguito la lista è stata diffusa sui social media dove è diventata virale. È stata condivisa anche da alcuni personaggi celebri, come l’attrice comica Sarah Silverman che l’ha pubblicata su Twitter il 20 marzo 2015, ottenendo in meno di 5 giorni più di 5 mila retweet (ad oggi la lista è stata retwittata dal suo profilo quasi 10mila volte e segnata tra i preferiti quasi 9 mila volte). L’attrice ha subito minacce e insulti a seguito del suo tweet, da parte di uomini, ma anche di donne, che lo trovavano offensivo e discriminatorio nei confronti degli uomini.

Eppure basta leggere la lista per rendersi conto che si tratta di una provocazione. Non si rivolge seriamente agli stupratori (che probabilmente mai la leggerebbero né tantomeno ne seguirebbero le indicazioni). Lo scopo è cambiare la mentalità che rende le violenze possibili, mostrando che prevenire lo stupro non spetta alla vittima. Rovescia la prospettiva delle classiche ‘raccomandazioni anti-stupro’, mette in ridicolo alcuni consigli dati alle donne per evitare di farsi violentare e contesta gli stereotipi che questi implicano.NEWS_213983

Parte dalla constatazione che la maggior parte degli stupri sono commessi dagli uomini e a loro si rivolge perché fermino questa violenza. Non implica in alcun modo che tutti gli uomini sono degli stupratori.
Suggerisce casomai che fermare le prevaricazioni sia una responsabilità degli uomini.
Suggerisce l’inefficacia di tutte quelle liste che si rivolgono alle donne perché nessuna donna, anche seguendo alla lettera tutte le precauzioni possibili, può avere la garanzia di non subire violenza.
Mette in luce un semplice dato di fatto: se ogni singolo uomo seguisse le indicazioni suggeritegli in questa lista, non ci sarebbero più stupri.

Ci servono più donne che facciano le primedonne

Nel linguaggio teatrale, “prima donna” era usato per indicare l’attrice cui veniva affidata la parte più importante.
Dal teatro il termine è stato poi commutato per riferirsi, in senso figurato, a persone, anche a uomini, che ricoprono cariche pubbliche o svolgono attività importanti o godono per altri motivi di una certa notorietà.

Oggi nel mondo ci sono più primedonne uomini che primedonne donne. Questo fatto è particolarmente vero in molte professioni, i cui top manager sono più spesso uomini che donne. Tuttavia è nella guida dei Stati che l’assenza della presenza femminile si fa in special modo notare.

D’altronde, basta sfogliare le pagine di giornali e riviste per rendersi conto che si parla molto più di first ladies, le mogli dei capi di Stato, che non di donne effettivamente capo di Stato.

Eppure ci sono donne che governano il loro Paese. Si tratta di una minoranza, una ristrettissima minoranza. Ma è un dato incontrovertibile che la tendenza sta andando nella direzione opposta.

Negli anni Novanta i premier donne sono stati solo quattordici. Nel decennio successivo, dal 2000 al 2010, le donne al potere erano ben 35. Dal 1995 ad oggi, il numero ha raggiunto, in proporzione globale, una crescita del 7%.
UNWOMEN, il Fondo delle Nazioni Unite per le Donne, conferma che la presenza femminile nei Parlamenti è cresciuta del 7.6%, passando dall’11.7% del 1997 al 19.3% del 2011.

Oggi ci sono 19 donne tra prime ministre e presidentesse nel mondo.
L’infografica qui sotto mostra nel dettaglio la diffusione geografica del fenomeno e lo paragona con la presenza maschile.

Donne leader - piktochart.png

Prima le signore: l’origine del detto tra falsi miti e leggende popolari

“Prima le signore”: galanteria o sessismo? Buone maniere o poca fiducia?

l-ouverture-de-porteDalla porta tenuta aperta e il passo cavallerescamente ceduto alle   rappresentanti del gentil sesso indietro fino ai tempi in cui le donne erano   spinte a spallate attraverso la stessa porta per fare da scudo umano ai cavalieri  di oggi.
Un viaggio nel tempo e nello spazio alla scoperta delle origini di un  modo di dire tanto popolare quanto equivocato. Tra aneddoti, leggende e stereotipi di genere, alla ricerca di un nuovo significato che renda giustizia alle signore in questione.

Inghilterra

Dal codice di condotta marittimo “Women and children first”, reso più che famoso dal film Titanic, sembra che derivi il classico “ladies first”. L’origine risale a prima ancora dell’affondamento più celebre della storia del cinema.titanic

Il 26 febbraio 1852 la fregata HMS Birkenhead, che trasportava dei soldati con una ventina tra mogli e bambini, affondò. Poiché non c’erano abbastanza scialuppe di salvataggio per tutti, i soldati si sacrificarono cedendo il posto alle donne e ai bambini. Dei 643 passeggeri a bordo, solo 193 si salvarono, tra questi tutte le donne e i bambini presenti.
Oggi l’eroismo del gentleman inglese si manifesta nel cedere il passo alle ladies mentre tiene aperta la porta.

Francia

“Les femmes d’abord” e dietro gli uomini in fila indiana, attenti a mettere i piedi nei punti esatti in cui li ha già appoggiati lei. Così, se sul cammino ci fosse una mina antiuomo, a saltare in aria sarebbero le donne che aprono la fila. Questa è la Francia in tempo di guerra. E questo il valore di una donna: utile solo in quanto scudo umano per gli uomini. Ovviamente solo quegli uomini valenti e in grado di imbracciare un fucile sul campo di battaglia.
Triste come origine di un’espressione che oggi si vuole interpretare come galante. Sarà per questo motivo che i francesi non la utilizzano più di tanto, preferendo tenere aperta la porta e cedere il passo alle signore in silenzio?

Germania

Il perfetto gentiluomo tedesco di solito utilizza l’esatta locuzione inglese “ladies first” quando tiene aperta la porta del ristorante per far entrare per prima la sua accompagnatrice. Abitudine che, si racconta, risale addirittura all’antichità, quando le prime tribù germaniche vivevano ancora in caverne senza porte e temevano l’attacco di belve feroci.
All’epoca, quando udiva il verso di qualche animale che si avvicinava all’ingresso della caverna, il perfetto gentiluomo tedesco dell’età della pietra faceva uscire per prima la sua compagna.
In modo che si mettesse in salvo prima di lui?
No, in modo tale che essa facesse da “esca” alla belva, lasciando il tempo all’uomo che giungeva dietro di lei per contrattaccare la fiera.

Medioriente

Cambio di continente ma non di abitudini.
A quanto pare anche agli uomini arabi piace dire “النساء أولا” (prima le donne) quando cedono il passo a una donna nell’entrare o uscire da una stanza. Ovviamente tenendo cavallerescamente la porta aperta, si intende.
Fin qui niente di strano. La parte interessante arriva quando si chiede al gentiluomo che vi apre la porta perché insiste tanto nel farvi passare per prime. Ladies first in ArabicAllora lui vi racconterà una leggenda molto popolare, ambientata in Italia, che narra le vicissitudini di due giovani innamorati che volevano sposarsi. Tuttavia le loro famiglie, che non vedevano di buon’occhio l’unione per ragioni di status sociale, si opponevano alle nozze. I due amanti decisero che, se non potevano vivere insieme come marito e moglie, allora si sarebbero suicidati in modo da essere riuniti nell’aldilà. Così si recarono sulla cima di uno strapiombo a picco sul mare. Il giovane supplicò la sua amata di permettergli di saltare per primo, poiché non avrebbe tollerato di vederla morire. Alla fine lei acconsentì, promettendo di seguirlo subito dopo. Tuttavia mentre lo guardava gettarsi giù dalla scogliera e affogare in mare, la ragazza fu talmente sconvolta dall’orrore della scena che cambiò idea. Ruppe la promessa fatta e ritornò dalla sua famiglia.
Da allora gli uomini cominciarono a dubitare della parola delle donne e in ogni occasione si ricordano di far passare “prima le signore” in quanto indegne di fiducia.

Iran

Non c’è persiano che non mormori “Khanoomha moghadamtar hastand” nel dare la precedenza alle donne quando stanno per entrare in un qualche luogo. Se poi il posto in questione è un ristorante o un ritrovo per una festa, allora è proprio un punto di onore quello di far entrare per primo il gentil sesso. I più raffinati preferiscono l’esatta espressione inglese “ladies first”. Gli irriducibili del galateo, invece, insistono anche per aprire la porta.
Nessuno, però, sembra saper dire con certezza da dove derivi l’usanza. Che abbia tratto origine da qualche vicissitudine simile a quella raccontata dai cugini arabi?

America Latina

“Primero las damas” è un’espressione che sembra non passi mai di moda in molti Paesi ispanofoni dell’America Latina.
Prima ci fu il tempo in cui le donne dovevano camminare sempre davanti in modo da essere controllate ed evitare che scappassero dall’uomo con il quale stavano. Che cosa potesse indurre le donne a cercare di fuggire non è precisato nella leggenda in questione.
Poi ci fu il Medioevo, periodo in cui gli uomini importanti temevano di essere assassinati. Per evitare un agguato a sorpresa quando entravano in un edificio, facevano entrare prima le donne, cosicché fossero loro le eventuali vittime dell’attacco. Stessa procedura in caso di sommosse e rivolte, che erano tra l’altro molto frequenti: le donne erano fatte passare per prime per sventare i possibili attentati.
Oggi invece la locuzione sembra aver trovato applicazione in un contesto meno sanguinario. Solita porta tenuta aperta, passo ceduto e frase di circostanza. I camerieri in particolar modo, mi raccontano, si sentono assolutamente in dovere di servire prima le signore se presenti a un tavolo.

Brasile

“Damas primeiro” in Brasile non è solo una frase fatta da accompagnare a un presunto gesto di cavalleria.
Pur non mancando i nostalgici che proprio non riescono a rinunciare all’occasione di far sfoggio di galanteria, “damas primeiro” è anche il nome con cui è stata battezzata una festa che comincia tutta al femminile. A questi eventi, dove entrano per prime, le ragazze possono bere e ballare per un po’ solo tra di loro prima dell’arrivo dei ragazzi.

stereotopo angelo del focolare

Tutti questi aneddoti hanno un fattore comune: la mortificazione della figura della donna. Da alcuni emerge l’immagine di una donna debole, indifesa, bisognosa di protezione e di qualcuno che si prenda cura di lei. Altri dipingono la donna come una creatura infida, totalmente inaffidabile, che di conseguenza bisogna tenere sott’occhio tutto il tempo. In altri ancora la donna è considerata inferiore, molto meno importante dell’uomo e quindi “sacrificabile”.

Di fronte a questi racconti, non dovrebbe sorprendere la constatazione che ancora oggi molte donne nel mondo sono relegate a un ruolo subordinato, che prevede la tutela costante di un uomo, l’unico degno dello status di adulto.
In quanto adulto, all’uomo è consentito assumersi certe responsabilità, lavorare, e farsi carico degli altri, in particolare dei bambini. A un adulto è concesso fare cose che ai minori sotto la sua tutela sono invece precluse, come guidare la macchina, votare, uscire di casa da soli, decidere autonomamente della propria vita e del proprio futuro.
Se si accettano queste premesse, diventa logica la conclusione di vietare tali attività anche alla donna, se considerata alla stregua di un minore di cui bisogna prendersi cura per tutta la sua vita.donzella salvata

Tuttavia, di logico in questo sillogismo non c’è proprio niente.
Perché la donna non è un minore e di conseguenza non dovrebbe essere trattata come tale.
Invece nell’immaginario collettivo la figura femminile è rappresentata ancora come l’angelo del focolare, una creatura indifesa incapace di badare a se stessa, la pulzella in pericolo che aspetta di essere salvata da un cavaliere in armatura scintillante. Questa immagine ha radici molto profonde, è ancorata alla tradizione, alla letteratura, alla religione e ai retaggi culturali.

La battaglia che le donne devono portare avanti per la propria emancipazione, nonché realizzazione personale e professionale, non è una battaglia contro gli uomini.
Piuttosto è una lotta contro una ben radicata serie di convinzioni, stereotipi e semplificazioni a cui le stesse donne, troppo spesso, sono saldamente ancorate. Fin troppo spesso sono i propri convincimenti il primo e più grande ostacolo che molte tra loro devono superare per emergere e realizzare le loro aspirazioni. Per questo motivo è fondamentale che la battaglia coinvolga entrambi i generi e che continui fino a quando le donne non saranno davvero prime.

keep-calm-its-ladies-first

Non é una questione di donne prima degli uomini, ma di donne al primo posto a pari merito con gli uomini.
Si tratta di meritocrazia. Non di buonismo, moralismo, quote rosa, tutela delle fasce deboli e quant’altro.
E’ semplicemente una questione di merito.

Ci sono milioni di donne nel mondo con le stesse capacità degli uomini che occupano i primi posti nei Paesi del mondo. Quello che a esse manca è la stessa opportunità di accedervi e di dimostrare tutto il loro valore.

Per questo è importante lottare, fino a quando in tutti i Paesi e in tutte le lingue del mondo non si sia dato all’espressione “prima le signore” un nuovo (e migliore) significato.